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venerdì 2 gennaio 2009

Ritorno all'inferno


Free Gaza Movement

26 dicembre 2008

di Vittorio Arrigoni

E alla fine sono tornato. Non sazio del silenzio d'assenzio di una felicità incolta accollata come un cerotto mal riposto su di una bocca che urla. Non potevo fare altrimenti. Essere ferito, venir rapito, derubato della propria missione, incatenato e imprigionato in un lurido carcere israeliano, quindi deportato a forza su di un aereo verso Milano, senza neanche la pietà di mettere ai miei piedi nudi e martoriati dalle catene un paio di scarpe, non è certo la conclusione auspicabile per il compito solenne e di riscatto umano che ha impegnato gli ultimi mesi della mia barocca vita.
Il leone accumula stagioni e cicatrici, non ha certo il passo slanciato di una volta, ma non abbassa di un pelo la criniera. Poggiando il primo piede sulla terra di Gaza, per la seconda volta, sbarcando, come un Armstrong esiliato, ho ruggito, eccome, devono esser tremati i vetri delle finestre pure a Tel Aviv.
Fiero del mio passato, non curante del mio presente.
Perché è questo il tempo di spendersi, piuttosto che accaparrarsi un futuro agiato e comodamente distorto, a quelle vittime innocenti a cui non abbiamo concesso neanche l'ascolto, per un attimo,
delle loro grida di dolore. Spendersi affinché ogni diritto umano sia rispettato. Tutto il resto non ha più importanza, semmai ne abbia mai avuta una. Bisogna saper riconoscere la matrice della propria anima, anche se ciò è spaventevole e significa solitudine, ostracismo, utopia, Don Chisciotte, ingratitudine anche da chi verso cui si è dato tanto, si è speso tutto.
Ad aspettare nel fuoco si rischia di bruciarsi.
Ecco allora il perché della scelta dei miserabili, dei reietti, dei condannati, essi sono ancora capaci di lealtà, di gesta aggraziate e di generosità audace, alle soglie della fine del mondo. Reietto e miserabile la vita mi ci ha costretto, sono tornato a casa. Natale a Gaza pare un funerale. E non esclusivamente perche oggi ad un funerale effettivamente ci sono stato, il vicino di casa di
Fida, nostra coordinatrice ISM, è stato ridotto in brandelli, in tanti piccoli pezzettini di carne lacera da un colpo di carroarmato israeliano.
Piove lacrime amare il cielo di Gaza in questi giorni di lutto e terrorismo da oltre confine.
Si ascoltano i rutti delle minacce di imminente strage da Lvni e si trema dal freddo (senza + gas, senza + gasolio, senza+ energia elettrica). Si odono i cingoli di Netanyahu sulle ossa dei palestinesi ammazzati ieri e di quelli a venire. Lvni e Netanyahu in marcia funebre verso le prossime elezioni israeliane, il teorema è semplicistico, ma purtroppo realistico, vincerà chi porterà in dote ai propri elettori più teste palestinesi mozzate.
One head one vote.
A Gaza è come se si fosse in autunno, e io sono nato sotto il segno dell'autunno.
Per cui se fuori piove, perdonatemi, a volte piove anche dentro.
Restiamo umani.

Vostro Vik dalle tenebre dell'assedio.

Vittorio Arrigoni
per contatto
e (inshallah) donazioni:
guerrillaingaza@gmail.com

Ps.
Conosciuti e più emeriti sconosciuti si sono fatti benemeriti donatori;
essendo stato rapito, non ho avuto l'occasione di ringraziarli, così li ringrazio ora.

giovedì 1 gennaio 2009

Apprendisti stregoni, attenti all’errore...


di Carlo Rossi

La riflessione sui tempi difficili che viviamo dovrebbe indurci a prendere atto, se non lo abbiamo ancora fatto, della fallibilità delle scienze sociali teoriche. Economisti, studiosi della società e della politica, insigni intellettuali attenti ad individuare ed interpretare tendenze della vita e della storia hanno fallito nell'anticipare e nel comprendere ciò che oggi mette in difficoltà individui, famiglie, imprese ed addirittura stati sovrani.
Non si tratta certo di una novità. Da sempre circola una battuta sugli economisti che mette alla berlina la loro capacità di spiegare il passato ma non di prevedere il futuro. Ed in realtà pure la capacità di spiegare ciò che è successo è assai modesta. Questa fallibilità si aggiunge a quella degli operatori economici e dei protagonisti della vita sociale e politica, rendendo non raramente poco efficace il tentativo di trovare qualche rimedio e portarlo ad effetto. Ancora una volta colse nel segno Karl Popper, scrivendo nel suo Congetture e confutazioni:"una delle singolari circostanze della vita sociale è che mai nulla riesce precisamente nel modo prestabilito. Tutto va sempre a finire un poco diversamente. Quasi mai, nella vita sociale, riusciamo a provocare il preciso effetto che desideriamo, e, normalmente, otteniamo conseguenze ulteriori non desiderate... Conseguenze non desiderate delle nostre azioni che, in genere, non possono essere eliminate. Spiegare perchè ciò non sia possibile è il compito principale della teoria sociale".
Questo tema dovrebbe costituire una parte fondamentale non solo della ricerca teorica, ma anche della formazione stessa dei cosiddetti scienziati sociali. La chiara consapevolezza della possibilità dell' errore, delle sue radici, della sua non infrequente estrema gravità sotto il profilo delle conseguenze, aiuterebbe tutti noi a vivere meglio.

Carlo Rossi
www.chiarodiluna-karl.blogspot.com
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